Una nave può essere hackerata? Quando la tecnologia diventa una minaccia
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Una nave può essere hackerata? Quando la tecnologia diventa una minaccia

Le navi moderne dipendono sempre più da sistemi digitali per navigare, comunicare e gestire le operazioni di bordo. Ma quanto sono sicuri questi sistemi? E quali conseguenze potrebbe avere un attacco informatico?

Le navi moderne sono sistemi tecnologici complessi

Quando pensiamo a una nave mercantile, immaginiamo probabilmente un’imponente struttura d’acciaio, motori potenti, radar e personale specializzato.

Eppure, dietro il funzionamento di una nave moderna si nasconde un’infrastruttura tecnologica complessa, composta da sistemi informatici, apparati di comunicazione, sensori e dispositivi di automazione.

La navigazione si avvale di strumenti elettronici per conoscere la posizione, pianificare le rotte, monitorare il traffico circostante e assistere l’equipaggio nelle decisioni.

Accanto ai sistemi di navigazione esistono quelli dedicati alla gestione tecnica della nave: monitoraggio dei motori, distribuzione dell’energia, controllo degli impianti e supervisione di numerose funzioni operative.

Questa digitalizzazione offre vantaggi importanti in termini di efficienza, sicurezza e gestione delle operazioni. Introduce però anche una nuova categoria di rischi: quelli informatici.

Che cosa significa hackerare una nave?

La risposta dipende da cosa intendiamo per hackerare.

Un attacco informatico può avere obiettivi molto diversi: sottrarre informazioni, interrompere un servizio, compromettere un computer oppure alterare dati utilizzati da un sistema operativo.

Nel settore marittimo è particolarmente importante distinguere due categorie tecnologiche:

  • Information Technology (IT): sistemi utilizzati per elaborare informazioni, gestire documenti, comunicazioni e attività amministrative.
  • Operational Technology (OT): sistemi hardware e software impiegati per monitorare o controllare apparecchiature e processi fisici.

Un’intrusione nella rete amministrativa di una compagnia marittima non equivale necessariamente a compromettere i sistemi di navigazione o il controllo della propulsione.

Per arrivare a influenzare un processo fisico servirebbero condizioni tecniche specifiche, che dipendono dall’architettura dei sistemi, dalle connessioni disponibili, dalle protezioni implementate e dalle vulnerabilità eventualmente presenti.

Il rischio, tuttavia, è sufficientemente concreto da aver spinto le organizzazioni internazionali del settore a sviluppare linee guida e requisiti specifici di cybersecurity.

GPS e AIS: quando le informazioni possono essere ingannevoli

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’affidabilità delle informazioni utilizzate durante la navigazione.

Il GPS e gli altri sistemi globali di navigazione satellitare consentono di determinare la posizione attraverso segnali radio provenienti dai satelliti.

Questi segnali possono subire interferenze. Due fenomeni particolarmente rilevanti sono:

Jamming: interferenze che impediscono o degradano la corretta ricezione dei segnali satellitari.

Spoofing: trasmissione di segnali ingannevoli che possono indurre un ricevitore a calcolare informazioni di posizione o tempo non corrette.

Un altro sistema importante è l’AIS (Automatic Identification System), utilizzato per scambiare informazioni come identità, posizione e movimento delle navi.

La U.S. Coast Guard evidenzia che l’AIS è progettato come sistema radio aperto, privo di protezioni crittografiche intrinseche contro la falsificazione dei messaggi.

Questo significa che le informazioni AIS possono essere contraffatte e che potrebbero comparire bersagli inesistenti o dati non attendibili.

È però essenziale chiarire un punto: falsificare una posizione o un’informazione di navigazione non significa automaticamente assumere il controllo di una nave.

Gli equipaggi utilizzano più strumenti, procedure e verifiche per valutare la situazione. La sicurezza della navigazione non dovrebbe dipendere esclusivamente da una singola fonte di dati.

È possibile controllare una nave da remoto?

Dal punto di vista tecnico, alcuni apparati di bordo possono prevedere funzioni di monitoraggio, manutenzione o accesso remoto, secondo le caratteristiche della nave e dei sistemi installati.

La presenza di una connessione, però, non implica automaticamente la possibilità di impartire comandi ai sistemi critici.

Per compromettere una funzione operativa sarebbe necessario superare una serie di condizioni e protezioni. Inoltre, non tutte le navi utilizzano le stesse architetture tecnologiche.

Per questo motivo, l’idea cinematografica di un hacker che prende il controllo completo di qualsiasi nave attraverso un computer portatile rappresenta una semplificazione estrema.

Il problema reale è più articolato: la crescente integrazione tra sistemi digitali e processi fisici rende necessario proteggere non soltanto i dati, ma anche la continuità e la sicurezza delle operazioni.

Come si difende una nave dagli attacchi informatici?

L’International Maritime Organization ha pubblicato linee guida dedicate alla gestione del rischio informatico marittimo.

L’obiettivo non è soltanto impedire gli attacchi, ma anche identificare i rischi, rilevare eventuali incidenti, rispondere in modo efficace e ripristinare le funzionalità compromesse.

Anche l’International Association of Classification Societies ha sviluppato requisiti specifici per la resilienza informatica delle navi e dei sistemi di bordo, noti come UR E26 e UR E27.

Tra i principi fondamentali della protezione informatica rientrano la separazione delle reti quando appropriata, la gestione degli accessi, l’aggiornamento e la manutenzione dei sistemi, il monitoraggio degli eventi e la preparazione a possibili incidenti.

La cybersecurity, in altre parole, non è soltanto un problema software: riguarda progettazione, organizzazione, formazione e procedure operative.

Dalla realtà alla narrativa: Progetto Nemesis

È proprio dall’incontro tra tecnologia, sicurezza informatica e navigazione marittima che nasce una domanda affascinante.

Che cosa accadrebbe se qualcuno riuscisse a sfruttare le vulnerabilità di sistemi diversi, trasformandole in un’architettura clandestina capace di minacciare il traffico marittimo internazionale?

Questa è una delle premesse narrative di Progetto Nemesis, il mio primo romanzo, uno spy/action/techno-thriller che intreccia sabotaggio navale, intelligence, tecnologia e operazioni clandestine.

Nella storia, Cole Vance si trova sulle tracce di un sistema capace di infiltrarsi nei meccanismi di navigazione e controllo delle navi civili. Una minaccia che si sviluppa lungo le grandi rotte commerciali, dal Sud-est asiatico al Mediterraneo.

Il romanzo prende spunto da problematiche tecnologiche reali, ma costruisce attorno a esse uno scenario di finzione. Non pretende di descrivere un sistema di attacco realmente esistente.

Perché è proprio questo uno degli aspetti che più mi affascinano del techno-thriller: partire da una possibilità tecnologica, comprenderne i limiti e immaginare cosa potrebbe accadere se qualcuno riuscisse a superarli.

Il nemico non deve affondare una nave. Gli basta prenderne il controllo.

Progetto Nemesis è disponibile su Amazon in formato Kindle, Kindle Unlimited e copertina rigida.

Scopri il romanzo: https://www.cesarescalise.it/libri


Fonti e riferimenti

  1. International Maritime Organization (IMO) — Maritime cyber risk. Linee guida e documentazione ufficiale sulla gestione del rischio informatico nel settore marittimo.
    https://www.imo.org/en/ourwork/security/pages/cyber-security.aspx
  2. International Association of Classification Societies (IACS) — IACS UR E26 and E27: Addressing cyber resilience of ships. Requisiti di resilienza informatica per le navi e i sistemi di bordo.
    https://iacs.org.uk/news/iacs-ur-e26-and-e27-press-release
  3. U.S. Coast Guard Navigation Center — AIS Frequently Asked Questions. Informazioni tecniche ufficiali sulle caratteristiche dell’AIS e sulla possibilità di falsificare i segnali.
    https://navcen.uscg.gov/ais-frequently-asked-questions
  4. International Maritime Organization (IMO) — Guidelines on Maritime Cyber Risk Management, circolare MSC-FAL.1/Circ.3/Rev.3. Documento tecnico sulla gestione dei rischi informatici marittimi.
    https://wwwcdn.imo.org/localresources/en/OurWork/Security/Documents/MSC-FAL.1-Circ.3-Rev.3.pdf